A quick detour through Val d’Aosta, where the Castle of Saint-Pierre is about to be wiped off the map:
Quote:Frutto di profonde e intense trasformazioni, avvenute prevalentemente nell’ultimo venticinquennio del XIX secolo, il castello appare oggi rivestito da una corona di merli e torrette, tipiche di un gusto prettamente neogotico. La sua storia millenaria è rintracciabile nelle innumerevoli imperfezioni, nelle varie anomalie e nelle diverse tessiture murarie che emergono in vari punti della sua articola- zione strutturale. Ciò che oggi osserviamo del castello è certamente molto diverso da quanto doveva esistere nel corso del Medioevo e del tardo Medioevo. Quasi tutto il complesso, che ora si sviluppa sul lato nord dell’altura, sembra essere frutto di ediicazioni successive poiché i vani abitativi più antichi dovevano occupare tutta la fascia esposta a sud verso la chiesa.
M. CORTELAZZO,
Prime forme d'incastellamento tra X e XIII secolo, in G. SARTORIO - M. CORTELAZZO,
Dai fasti alle demolizioni. Una rilettura archeologica del Castello di Saint-Pierre (AO), in «Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali», 11, [2014], Aosta 2015, p. 70.
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Quote:Di fatto l’intervento dovette essere relativamente contenuto, limitandosi all’apposizione di alcuni elementi che avrebbero tuttavia cambiato in modo radicale la fsionomia del castello e il suo rapporto con il paesaggio. Il torrione, coperto origi- nariamente da un tetto a quattro spioventi, viene dotato di un coronamento a fnte caditoie e, agli angoli, di quattro aguzze torrette pensili circolari collegate da un camminamento; una torretta di forma analoga, cilindrica e con tettuccio a cono, è collocata all’angolo sud-ovest del parapetto del giardino; infne viene aggiunta la merlatura a coda di rondine sulle mura di cinta, sulla torre del viret e sul corpo di fabbrica della Sala del trono. All’invenzione dei “belfredi” – le torrette circolari – Boggio accosta dettagli desunti dalla tradizione architettonica locale, valdostana e canavesana, di cui era un attento conoscitore, come il fregio laterizio a triangoli rovesciati sotto il cornicione dell’edifcio orientale con la Sala del trono e i merli a coda di rondine in mattone. Il confronto con le tavole che illustrano la trattazione su Torri, case e castelli nel Canavese (1890) mostra a questo proposito puntuali coincidenze con il castello di Montalto, di cui lo stesso Boggio progettò il restauro nel 1884.
Sandra Barberi,
Il restauro e il riallestimento del castello di Saint-Pierre nell'Ottocento in 2020, Bulletin de l'Académie Saint-Anselme d'Aoste, n.s., XIX, p. 285.
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Interestingy enough, this paper provides a direct link between the works at Saint-Pierre and the early 19th-century
preußische Burgromantik, which inspired the reconstruction of many castles along the Rhine.
Il progetto di Boggio evocava un modello ben presente nella cultura europea del XIX secolo, quello dei castelli abbarbicati sulle rocce della valle del Reno, culla del romanticismo tedesco e meta delle prime forme di turismo culturale in Germania. Frutto della simbiosi tra la nuova sensibilità per la natura selvaggia, il culto delle rovine e il revival del Medioevo cavalleresco-cortese, il fenomeno del romanti- cismo prussiano dei castelli (preußische Burgromantik) trova il suo baricentro lungo le sponde del cuore acqueo della Germania e del mito del germanesimo. Lo stretto tratto di valle tra Magonza e Colonia attira fn dall’inizio dell’Ottocento artisti e poeti come Turner, Lord Byron, Brentano e Heine, questi ultimi cantori della storia dell’infelice ondina Lorelei. Nella prima metà del secolo la ricostruzione, da parte di membri della dinastia degli Hohenzollern, di alcuni castelli sul Reno già distrutti dai Francesi durante la Guerra dei Cent’anni, cavalca l’onda romantica per afermare la legittimità dei sovrani prussiani. E che il castello di Saint-Pierre fosse percepito dai contemporanei come una versione domestica degli umbratili manieri irti di pinnacoli e torrette del neogotico tedesco è dimostrato anche da una letteradi felicitazioni del conte Amedée de Foras, spedita dal castello di Tuyset al barone Bollati il giorno 27 agosto di un anno imprecisato:
« Monsieur le Baron et cher Collègue, merci de votre petit mot et de votre charmante carte postale. Comment votre château de St. Pierre est aussi pittoresque que cela… et il n’est pas sur les bords du Rhin ! Je me demande par quel moyen non indiqué par la photographie, vous pouvez y arriver. Est-ce par le ballon, par ascenseur ou bien par une échelle posée sur le sommet du clocher de l’Eglise. Quoi qu’il en soit votre château est vraiment remarquable […] »
Two drawings from the middle of the century:
![[Image: 2026-08-17-20h11-52.png]](https://i.postimg.cc/xC28q0YT/2026-08-17-20h11-52.png)
Pietro Piana, Charles Watkins & Ross Balzaretti (2018).
Art and landscape history: British artists in nineteenth-century Val d’Aosta (north-west Italy), Landscape History, 39:2, p. 99.
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91-108
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I’ve also checked the other castles, and they all look good.