Jorge_Stolfi > 08-06-2026, 10:04 AM
(07-06-2026, 02:20 PM)Pierre Dumont Himself Wrote: You are not allowed to view links. Register or Login to view.From a purely archeological perspective, the late 15th century was still a golden age of castle-building, whereas many castles were converted to civilian residences after the mid-16th century, as if something had convinced poeple that the newly found peace was there to stay.
Pierre Dumont Himself > 08-06-2026, 10:14 AM
![[Image: 2026-06-08-12h05-39.png]](https://i.postimg.cc/KcH2N3Wp/2026-06-08-12h05-39.png)
Aga Tentakulus > 08-06-2026, 10:20 AM
Pierre Dumont Himself > 08-06-2026, 10:20 AM
(08-06-2026, 10:04 AM)Jorge_Stolfi Wrote: You are not allowed to view links. Register or Login to view.That's true, and some castles were simply abandoned. What's fascinating, however, is that many were transformed into opulent residences, while new, undefended Renaissance palaces were constructed outside city walls.(07-06-2026, 02:20 PM)Pierre Dumont Himself Wrote: You are not allowed to view links. Register or Login to view.From a purely archeological perspective, the late 15th century was still a golden age of castle-building, whereas many castles were converted to civilian residences after the mid-16th century, as if something had convinced poeple that the newly found peace was there to stay.
Or maybe people realized that castles no longer had military utility, given the advances in artillery.
All the best, --stolfi
Mauro > 08-06-2026, 12:15 PM
(08-06-2026, 10:20 AM)Pierre Dumont Himself Wrote: You are not allowed to view links. Register or Login to view.(08-06-2026, 10:04 AM)Jorge_Stolfi Wrote: You are not allowed to view links. Register or Login to view.That's true, and some castles were simply abandoned. What's fascinating, however, is that many were transformed into opulent residences, while new, undefended Renaissance palaces were constructed outside city walls.(07-06-2026, 02:20 PM)Pierre Dumont Himself Wrote: You are not allowed to view links. Register or Login to view.From a purely archeological perspective, the late 15th century was still a golden age of castle-building, whereas many castles were converted to civilian residences after the mid-16th century, as if something had convinced poeple that the newly found peace was there to stay.
Or maybe people realized that castles no longer had military utility, given the advances in artillery.
All the best, --stolfi
Pierre Dumont Himself > 08-06-2026, 12:16 PM
![[Image: 2026-06-08-14h27-56.png]](https://i.postimg.cc/QMxQDqGt/2026-06-08-14h27-56.png)
Quote:Racimolati frescanti ancora nel solco neogotico a fine Quattrocento.
Passata e dissoltasi nell'Eporediese la grande stagione della pittura romanica, nei suoi tre gloriosi generi affreschistico mosaicale e miniaturale (II, 2 e II, 3), nulla di valore paragona-bile per altezza di registri subentrò nella zona sino alla primavera rinascimentale specialmente cospicua nella pittura da cavalletto della bottega di Chivasso (da IV, 2 a IV, 5).
L'intermedia fioritura dell'affresco neogotico internazionale dell'officina di Giacomo Jaque-rio, resa espressione ufficiale del Ducato savoiardo di Amedeo Vili, ha toccati solo i bordi occidentali del Canavese, nella enucleata zona ufficialmente contraddistinta quale sabauda Si-gnoria di Lanzo confinante con il torinese Principato d'Acaja. Pure nella Valle d'Aosta, ove il dominio sabaudo s'era radicato altrettanto profondamente quanto in Valle di Susa, si ebbero buoni raccolti di boccioli jaqueriani (ad esempio in Fénis). Ma nel Canavese meridionale e settentrionale, niente d'affine in pregio e grandezza.
Qui si scontavano le conseguenze d'una politica non ancora chiarita; qui esisteva stato permanente di lotta e di all'erta scomodo per i pittori. Da Ivrea a Chivasso s'attardavano dispute di rivendicazione feudale in nome dell'ascendenza anscaride ed arduinica di molta nobiltà rampollata in numerose casate di Biandrate, di San Martino e di Valperga.
Comunque, nel Canavese, la condizione d'insicurezza e di frazionatura non poteva riser-bare all'arte figurativa altro che briciole scartate dalle tavole del gran banchetto dei più potenti, principalmente dei marchesi di Monferrato al di là del Po e dei duchi di Savoia, per i quali Ivrea rappresentava null'altro che un cospicuo caposaldo di forza militare, quasi una specie di Gibilterra od una Malta, lungo il corso della Dora Baltea, da tenere sgombro ad ogni costo dalle insidie facilmente prevedibili degli Stati forestieri più grandi.
Lassù o quaggiù, che dir si voglia, ci si doveva contentare di stranieri scontentati nei loro lontani paesi d'origine o di mestieranti rifiutati dai vicini grandi crogioli organizzati ufficial-mente ed unitariamente presso le corti monferrine e savoiarde, alle quali si dovrebbero aggiun-gere quelle viscontee e gonzaghesche, frequentemente impicciantisi degli affari politici canavesani.
Ad Ivrea città potevano usufruire della propria arte ufficiale di stato nel castello e dipen-denze i duchi di Savoia stessi e pochi loro vassalli laici e religiosi. Non più i membri delle famiglie Solari e dei canonici della cattedrale, ma bensì il vescovo conte che, secondo la consuetudine di quella sede episcopale, s'era rafforzato nella direzione assolutista, verso la quale tendevano gli Stati cattolici di Francia e di Spagna.
Ma non bisogna ignorare la crisi sabauda nell'intermezzo tra i grandi momenti storici di Amedeo Vili e di Emanuele Filiberto. Crisi politica significava anche impedimento al pieno esercizio del mecenatismo intellettuale.
Comunque devesi segnalare che nel duomo eporediese si celebrava usando preziosi mes-sali e corali fatti in situ. Valga qualche esempio illustre : il messale « pleniore », cioè il più com-pleto, scritto localmente da Bertolotum de Maynis de Mediolano (C. Benedetto, I. Vignono), cod. no (CI), del 1436. Al quale fa da pendant il codice 111 (CU) del 1426, meno ricco di mi-niature.
Era stato ordinato dal vescovo conte di quel momento (1427 4- 1437), Giacomo de Po-meriis, quel drusacchese ch'aveva consacrato nel '29 il duomo di Chivasso, nella ancora capi-tale monferrina (III, 1), ed inciso sulla struttura sociale e urbanistica d'Albiano (IV, 2; fig. 6). Aveva ceduto agli Acaja il diritto di giurisdizione su Vische, in cambio della superiorità sui signori di Parella, Strambinello e Baio.
In Ivrea esistono due altri meravigliosi corali, dei quali si propone d'esaminare quattro iniziali di capoverso miniate e dorate, cod. n. 126 e cod. n. 122, databili 1438-40 (III, 4; figg. 3 4- 6), perché furono fatti proseguire dopo la morte del vescovo conte di Pomerio da illuminati canonici della cattedrale eporediese. La fattura spigliata, pure tra ingenuità prospet-tiche, li fa connettere con celebri manoscritti dell'area sabauda che, prescindendo dal crogiolo jaqueriano qui non ricordato, utilizzavano artisti d'ogni provenienza utile alla dignità d'alta classe auspicata (I. Vignono).
Si fa notare una chiesa ad una navata con due portici laterali ed un campanile in costru-zione miracolosa (perché eseguita da due muratori), dal quale monumento esce un vescovo con mitra e pastorale.
L'iconografia e la tecnica figurativa dei manoscritti andrebbero sempre con cura connesse con la parallela attività dei frescanti e pittori da cavalletto. Ma purtroppo nella zona non si ebbero consuetudini civiche che resero Siena celebre per le sue « bicherne » più prossime al genere della pittura da cavalletto aulico che non all'illustrazione « per grazia ricevuta » nei santuari. Solamente Agliè ci ha trasmesse inserite nei suoi statuti (1423) due figurazioni sacre sulle quali fare giurare fedeltà e lealtà (III, 4; fig. 1 e 2).
Le due miniature, ora introvabili, furono viste da Giuseppe Frola, lo studioso antesignano delle ricerche sulle garanzie costituzionali della gente canavesana, e riprodotte nel suo notevole Corpus Statutorum Canavisii. Sono nell'ambito dell'arte primo-quattrocentesca padana; ma non del tipo cosiddetto « cortese », con la movenza sinuosa ad S delle figure specialmente trans-alpine ed alpine.
La grazia aristocratica dei corpi era difficile da espri-mere per opera di chi non avesse dimestichezza am-bientale idonea.
Pur nell'ambito generale neogotico, non certo raf-finato, come quello dei freschisti di Manta saluzzese o di Fénis aostana, era lo stile delle pitture murali, recen-temente restaurate ad iniziativa del presule Bettazzi e a cura del sopraintendente Mazzini. D'argomento pro-fano, un giardino, la figurazione decora, quasi fosse un tessuto ad arazzo, una stanza rettangolare oblunga che si sospettò prima di scalcinarla fosse una cappella per-sonale. Intenderebbe invece simulare una terrazza pen-sile contenuta tra le merlature a coda di rondine della casa forte, ma destinata a svaghi mondani od a rap-presentazioni teatrali per gente dal sangue bleu, tra alberi di frutta e sopra tappeti d'erbe fiorite (III, 4; figg. 7, 8 e 14).
Dalla preponderanza dei meli cotogni s'è dato il nome di pomario al « giardinetto » forse sperando che l'omonimia col vescovo Giacomo predetto ne permet-tesse una datazione. In realtà sono stati decifrati dei graffiti che permettono di confermare la possibilità di esecuzione ai tempi di quel prelato del ciclo pittorico, cioè tra il '27 ed il '37 (I. Vignono). Erano anni d'in-tensa attività della scuola neogotica internazionale alla corte sabauda ad anche a quella saluzzese.
Accoppiando all'eccessivamente lodato giardinetto eporediese alcune monche e fatiscenti pitture del ma-niero di Castellamonte (A. Moretto) si sperò di vedere collocarsi quest'arte cortese quale prodotto locale carat-terizzante ; fatto, questo, d'una scuola locale individuata, non realizzabile per le ragioni sopra dette. Si guardi, per esempio, ad un'opera stilisticamente coeva affrescata sul muro posteriore dell'antica abside della chiesa di San Giorgio al castello di Valperga (III, 4; fig. 13) [...]
Pierre Dumont Himself > 09-06-2026, 08:36 PM
![[Image: 2026-06-09-22h06-55.png]](https://i.postimg.cc/65TvKDVj/2026-06-09-22h06-55.png)
![[Image: Castellodi-Bornato-esterno.jpg]](https://i.postimg.cc/FsCv36Lf/Castellodi-Bornato-esterno.jpg)
Koen G > 09-06-2026, 09:18 PM
(09-06-2026, 08:36 PM)Pierre Dumont Himself Wrote: You are not allowed to view links. Register or Login to view.By hte way, it would be absolutely priceless if someone could contact Enrico Lusso and make him interested in the VM. @MarcoP, @Koen G. Not only is he the leading authority on castles in NW Italy, he also studies the history of cities in the Late Medieval and Early Modern periods, and has many collaborators. He should also be able to talk about arts, religion and literacy in this particular time period.
Pierre Dumont Himself > 09-06-2026, 09:27 PM